L’aspetto della certificazione di prodotto viene ancora grandemente sottovalutata dalle aziende e dagli operatori professionali. Per questo, in collaborazione con l’ing. Marco Catanossi, dedicheremo una serie di articoli ed incontri su questo argomento, fornendo indicazioni, consigli, informazioni e spunti di approfondimento.

Qualche settimana fa delle scarpe sportive provenienti dall’Italia sono state ritirate dal mercato, a seguito di una segnalazione fatta in Germania, perché non rispettavano la legislazione di prodotto sulle sostanze chimiche pericolose, il regolamento REACH. La quantità di cromo nel cuoio infatti era superiore a quella consentita per legge: il cromo è un sensibilizzante e può causare gravi reazioni allergiche (puoi leggere qua la segnalazione al RAPEX – Il sistema di allerta rapido per i prodotti non alimentari della Commissione Europea).  

La legislazione di prodotto entra nelle nostre case sia come consumatori, potenzialmente vittime di prodotti pericolosi, che nei nostri posti di lavoro colpevoli di omissioni più o meno consapevoli. Il mancato rispetto delle norme infatti può comportare forti sanzioni (anche nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro!) sino all’arresto, cui si sommano i costi di gestione della non conformità come i richiami dal mercato e i danni di immagine.

Per questo è necessario che le aziende si dotino di professionalità, sia esterne che interne, per affrontare aspetti che, se propriamente gestiti fin dall’inizio, possono anche rappresentare un punto di forza su cui far leva.

Ad esempio, qualche tempo fa fui colpito dalla scrittura sul packaging di un giocattolo dove si veniva avvertiti che il legno di cui era costituito perdeva più facilmente il colore rispetto ad altri perché utilizza solo vernici ad acqua, nel rispetto della normativa. Questo induceva una motivazione all’acquisto maggiore rispetto ad un costo più basso, cui per contrasto veniva associato un pericolo, e, a giudicare dallo scaffale, aveva sicuramente il suo effetto sugli acquirenti.

A questo punto ti starai chiedendo cosa sia questa legislazione di prodotto di cui sto scrivendo e se effettivamente riguarda anche te e la tua azienda. La risposta è probabilmente sì, se sei un’azienda che produce, importa o commercializza prodotti, componenti e sostanze sul mercato europeo a titolo oneroso ma anche gratuito.

La legislazione di prodotto è costituita da un vasto corpo normativo, principalmente dell’Unione Europea , che fornisce:

  • requisiti essenziali di sicurezza
  • obblighi amministrativi
  • regole tecniche

Formalmente, gli operatori economici si definiscono come:

  • Fabbricante: chi vende con il proprio nome in etichetta
  • Importatore: chi immette per primo il prodotto nel mercato dell’UE
  • Distributore: grossisti e venditori al dettaglio
  • Rappresentante Autorizzato: ruolo specialistico non commerciale ma puramente normativo, utilizzato in generale dai fabbricanti extra UE

Ogni livello ha le sue responsabilità e può essere interpellato dalle autorità di vigilanza.

Basti pensare che il negoziante che vende un giocattolo privo di marcatura CE o delle avvertenze sulla sicurezza in lingua italiana è soggetto alla sanzione amministrativa da 1.500 a 10.000 euro.

Ora pensa se, dato il tuo ruolo, rientri in una delle figure professionali sopra elencate.

Se vuoi saperne di più, ti aspetto al prossimo articolo, dove approfondiremo il ruolo del Fabbricante, ovvero colui che, anche se non progetta o fabbrica direttamente il prodotto, lo immette sul mercato con il proprio nome in etichetta. 

Per domande e chiarimenti sui contenuti dell’articolo puoi contattare l’autore, ing. Marco Catanossi all’email: tech@ceregulation.com indicando il riferimento UBG nell’oggetto.

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